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L'arte di Emilio Iuso da Rose
Giovedì, 22 Dicembre 2011 14:12Il libro su Emilio Iuso (1907-1965), scritte da Maria Pia Polizzo e Carmela Porco, è un'interessante biografia, caratterizzata da chiarezza espositiva e ricchezza di materiale iconografico, che accompagnata l'impostazione critica e le numerose schede. Prende rilievo e tutto tondo la figura di Iuso, artista di Rose, che si ispirò ai capolavori dell'arte sacra seguendo la concezione estetica espressa nella Poetica di Aristotele e ripresa dagli intellettuali del Rinascimento, secondo la quale il valore del prodotto artistico consiste nella capacità di rappresentare il referente nel modo più fedele possibile.
In questo quadro, si precisa nell'iter artistico d'Emilio Iuso un processo di avvicinamento a Giotto, Domenichino, Pomarancio, Coreggio, Maccari, Hofman, Gerardo delle Notti, Murillo, Tiepolo e di tanti altri grandi maestri.
Non si sbagliano quindi, quelli che vedono in Iuso un copista. Ma nella sua personalità artistica c'è un altro aspetto da considerare, efficacemente messo in luce da Anna Maria Polizzo e Carmela Porco, con un linguaggio preciso, mai astruso, essenzialmente informativo, che è l'aspetto del pittore creativo e completo, che unisce in sè l'arte e fede, che concepisce brani d'armonia cromatica, che conferma la sua emozionante concezione del paesaggio, che opera, com'è stato ben detto, <<nel segno dell'ascenzione della fantasia e del cuore>>.
Le committenze, spesso procurategli dal Mons. Demetrio Moscato, vescovo di San Marco Argentano-Bisignano e poi metropolita di Salerno, e dall'arcivescovo di Salerno, Aniello Calcare, imponevano a Iuso i soggetti da dipingere, attingendo ai santini, alle conoscenzeaquisite alla scuola di Mario Barberi, alkla frequentazione delle chiese di Ro0ma, ai man uali della storia dell'arte e alle visite dei musei.
Iuso iniziò a 13 anni, nel paese nativo, la sua intensa attività disegnando il Martirio di San Lorenzo, protettore di rose, nella chiesa matrice. Fù avviato agli studi dall'arciprete rosetano Carmine Docimo. A Roma, chiamato nel 1931 dal luzzese dott. Francersco Cilento, vice questore della città, percorse il cammino in libertà, formando il suo bagaglio d'arte, che si arricchì, con il passare del tempo, di affreschi, di simboli dintensa espressività, di splendore, di un patrimonio iconografico largamente penetrato da influssi classici e da istanze popolari e devozionali.
Lartista seppe orientarsi, nelle decorazioni delle chiese dell'Immacolata e di San Giuseppe e non solo di Luzzi, verso la dimensione religiosa e della pietà cristiana. La Pittura murale dell'Incoronazione di Maria Santissima prese ispirazione da Giulio Romano e, aggiungerei da Pietro Negroni nato a San Marco, ma se ne distaccò per l'ambientazione e la scelta cromatica. Nella medesima chiesa, Iuso raffigurò Santa Cecilia, patrona dei musicisti, mentre suonava il pianoforte; e alle sue spalle fugurano tre giovani che hanno la veste bianca, sinbolo di purezza, e una corona di rose in testa, che rappresentano l'amore, che sopravvive alla morte e alla rinascita.
Chiamato a lavorare nella cattedrale di Bisignano, Iuso affermo testualmente : <<Lavorerò con fede e impegno perchè trattasi della mia Cattedrale>>.
Le storie di Maria, La Natività, La Sacra Famiglia, la Discesa dello Spirito Santo, la Disputa del Sacramento, L'incredulità di San Tommaso hanno un sincero lirismo, intonato con fresca tavolozza di colori e alimentato da fascino sottile. Nella chiesa della riforma di Bisignano, Emilio Iuso celebrò la vita di Lucantonio Pirozzi, proclamato Santo da Giovanni Paolo II il 9 maggio 2002.
Il pennello di Iuso ritornò al tema dell'immacolata con una messa in scena contenuta, di calibrato programma iconografico stabilito dalla committenza francescana.
Per i Minimi di Paola Iuso realizzò sopratutto le pitture nella casa natale di San Francesco Martolina, raffigurando nei medaglioni le virtù della Castità, Penitenza, Obbedienza, Povertà. Incaricato della Sovraintendenza delle Belle Arti di Siena alla decorazione del Duomo di Ortobello, chiuso al publico nel 1956, il commendatore Iuso si mise a lavorare con fermezza, incantando mons. Fabio Marchetti, priore di ortobello, per la sua tecnica e avvedutezza del disegno.
Il Duomo di San Marco Argentano, la Chiesa di San Gaetano di Cosenza, il Palazzo della Provincia di Cosenza, le Chiese di San Michele Arcangelo e di Santa Maria di Corato, la Basilica del Beato d'Angelo d'Acri, dove i suoi lavori furoino commisionati dal Padre Guardiano Agatangelo di San Giovanni in Fiore, la chiesa di San Francesco di Paola di Acri, il Santuario di Santa Maria della Serra di Montalto Uffugo hanno il privilegio di opere che riflettono la pittura ufficiale e la ri-contemplazione dei soggetti dell'iconografia cristiana in uno stato di umile e fervida religiosità.
Si potrebbero segnalare ancora i dipinti a Cassano allo Ionio, A Salerno, nelle raccolte dei privati, per evidenzioare i <<meriti indiscussi>> dell'artista Emilio Iuso, al quale Anna Maria Polizzo e Carmela Porco hanno dedicato un bel volume, illustrato e correlato da DVD a colori e con soave sottofondo musicale, si aper agevolare la comprensione di scene di soggetto sacro, in cui i Santi e gli Angeli sono persone vere (come veri sono l'autoritratto, le raffigurazioni dei figli di Giuseppe e Rosa e di Angelo Brunocilla, i monaci del convento di Acri) in luoghi reali, sia la conoscenza di Emilio Iuso, artista Calabrese del Novecento assolutamente amabile e prestigioso.
Fonte: Vincenzo Napolillo
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